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Ivan Goretti
Venerdì 24 Giugno 2016
La Gran Bretagna vota per uscire dall’UE
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La Gran Bretagna vota per uscire dall’UE

Buon pomeriggio,

L’esito della consultazione referendaria in Gran Bretagna ha visto prevalere l’intenzione dei britannici di lasciare l’Europa.
La reazione dei mercati è stata fortemente negativa all’apertura per le Borse Europee ancora significativamente in ribasso.
Stanno soffrendo in particolare i comparti bancari e gli energetici.
Per quanto riguarda le valute: euro e sterlina in calo, dollaro, franco svizzero e yen si rafforzano. Sul fronte commodity segnaliamo una discesa del petrolio e una forte risalita dell’oro, indice di un’elevata avversione al rischio dei mercati.
D’abitudine non facciamo previsioni, preferendo un approccio più quantitativo e razionale all’analisi dei mercati; le aspettative generalizzate, tuttavia, sono per una situazione in cui prevarrà probabilmente la volatilità.
Certamente siamo di fronte ad un break strutturale di cui vedremo le conseguenze nei prossimi anni.
Tutto dipenderà dalle decisioni politiche ed economiche che verranno prese e dalle reazioni emotive dell’economia reale.

I mercati finanziari reagiscono oggi con forti correzioni dei prezzi dopo aver incorporato l’ipotesi “Bremain” a partire da giovedì della scorsa settimana.
Al momento vediamo cauti segnali verso un minore nervosismo del mercato.

Modifiche formali nel rapporto Gran Bretagna – UE in prima battuta non ce ne sono. L’articolo 50 del trattato UE prevede che uno Stato membro che intenda ritirarsi debba dichiarare la propria intenzione al Consiglio Europeo.

Inizia così un periodo di due anni entro il quale andranno negoziate le modalità di uscita. L’economia della zona euro dovrebbe attestarsi tra 0,5% e 1%, negli Stati Uniti l’impatto sarà probabilmente contenuto. L L’ampia diversificazione nelle asset class delle nostre Gestoni, sia a livello di aree geografiche, di valute, e a livello gestori fondi riduce l’esposizione al rischio.

L’attrattiva di titoli azionari rispetto ai titoli di Stato, che producono in gran parte rendimenti negativi, è migliorata, nonostante non siano ancora chiare le implicazioni politiche a lungo termine dell’esito del referendum. Le azioni europee sono a buon mercato. L’indebolimento ulteriore dell‘euro presenta vantaggi soprattutto nell’industria dell’esportazione. Il sentiment degli investitori si è chiaramente posizionato in territorio negativo, il che, visto in ottica anticiclica, dovrebbe costituire un possibile sostegno alla ripresa dei mercati. E, “last but not least”, le banche centrali, qualora necessario, interverranno ulteriormente con la loro politica monetaria espansiva al fine di non mettere a repentaglio la graduale ripresa economica in atto.

Non vediamo alcun parallelismo con la situazione del 2008 con la crisi Lehman e quindi alcun rischio sistemico per il sistema finanziario.
Le banche centrali sono coordinate e pronte ad intervenire. E la turbolenza sui mercati potrebbe creare opportunità.

Questa volta gli exit poll hanno avuto ragione.
Dopo un testa a testa tra “dentro” e “fuori” dall’Unione Europea per il referendum britannico di ieri, alla fine il 52% dei votanti ha optato per cambiare lo status quo e lasciare l’UE. 
I future sugli indici azionari inglesi sono crollati e la sterlina è precipitata ai livelli degli anni ‘80. Beni rifugio come l’oro, il Bund tedesco ed i Treasury statunitensi stanno registrando una forte domanda da parte degli investitori.
Anche l’euro è sotto pressione.
Senza dubbio, questa sarà la prima di numerose sessioni volatili di scambi e le principali banche centrali potrebbero intervenire, se necessario.

Tuttavia, consigliamo prudenza nel reagire a questo momento come se si trattasse di una “nuova Lehman”, come hanno suggerito alcuni commentatori del mercato.
La probabilità di un danno all’economia britannica derivante dall’uscita dall’UE, almeno nel medio termine, congiuntamente alla forte volatilità sul mercato sulla scia dell’incertezza politica nel Regno Unito e nell’UE nel suo complesso, ha portato il nostro Team a posizionarsi in maniera neutrale man mano che ci si avvicinava al voto.

Questo atteggiamento è stato assunto non solamente per proteggersi dalla volatilità ma anche per avvantaggiarsi, incrementando potenzialmente l’allocazione ad asset più rischiosi sulla base di una visione di più lungo termine dei fondamentali.

Inoltre, il Regno Unito ha scelto la strada più tortuosa. Tutto ciò si somma al disagio politico che ha perseguitato l’amministrazione del Primo Ministro inglese David Cameron e del suo Cancelliere, George Osborne. La fazione della Brexit è chiaramente in ascesa ma il voto ha rivelato l’assenza di un consenso nazionale.

E nemmeno il consenso sarà in grado di ridurre la complessità di questa uscita, un compito “monumentale” e che richiederà svariati anni per usare le parole di un esperto legale.
Il danno economico sarà probabilmente limitato Questa complessità probabilmente prolungherà il periodo di bassi investimenti da parte delle aziende che ha già caratterizzato la fase precedente al voto, tanto nel Regno Unito quanto sotto forma di Investimenti diretti dall’estero.

Per questo motivo, congiuntamente all’aumento dei costi di trading, i principali economisti prevedono un impatto negativo nel lungo termine sul PIL britannico di 3-7 punti percentuali. La sofferenza non sarà avvertita in maniera uniforme. Molte grandi aziende all’interno dell’indice FTSE 100 sono business globali piuttosto che domestici – l’80% dei ricavi dell’indice proviene dall’estero.
Ciò dovrebbe aiutare queste aziende ad immunizzarsi da qualsiasi rallentamento interno e potenzialmente beneficiare dell’indebolimento della sterlina.

Le aziende più piccole e più focalizzate a livello domestico sono maggiormente sensibili a una flessione nella domanda dei consumatori e ad un aumento dei costi di importazione.

Questo potrebbe tradursi in una fonte di opportunità durante la fase di sell-off sulle asset class inglesi, in particolare se il Regno Unito si adeguerà al suo nuovo status nel lungo termine.
Da altre parti, l’impatto economico verrà probabilmente avvertito in misura maggiore in Europa e, per usare le parole di un presidente della Federal Reserve, “si avranno solamente effetti diretti moderati sull’economia americana nel breve termine”. Di nuovo, ci aspettiamo che una reazione eccessiva del mercato possa rappresentare una fonte potenziale di opportunità.

Un altro colpo per la globalizzazione? Una lettura più pessimistica del voto vedrebbe nel risultato un’ulteriore crepa nell’edificio della cooperazione economica e politica internazionale costruita negli ultimi 70 anni. I partiti anti-UE in paesi quali Francia, Germania e Italia potrebbero sentirsi incoraggiati dal risultato e cercare di sfruttare ulteriormente l’euro-scetticismo sempre più evidente negli opinion poll sul continente. Ma questo non fa altro che confermare che la globalizzazione, un trend già ben avviato e compreso dai mercati finanziari, è sotto attacco.

Al di là dell’Europa, è improbabile vedere negli Stati Uniti un impatto di rilievo sul risultato delle prossime elezioni presidenziali e, inoltre, come l’ex Segretario del Tesoro Hank Paulson ha dichiarato in un’intervista esclusiva di questa settimana al nostro summit, né il candidato repubblicano né quello democratico promuovono una visione positiva del commercio e dell’investimento globale.

Farsi guidare dai fondamentali nella nebbia Più importante di tutto, comunque, è che questo voto avrà probabilmente un effetto marginale sui fondamentali economici globali, che rimangono stabili ma deboli.

Continuiamo a vivere in un contesto con crescita lenta, inflazione contenuta e tassi di interesse bassi, caratterizzato da produttività e investimenti deboli.

La Brexit è stata un evento inatteso che ha inseguito i mercati nello stesso modo in cui il prezzo del petrolio, il rafforzamento del dollaro e i timori sulla Cina avevano creato volatilità tra gennaio e febbraio, ma crediamo che le sue implicazioni siano state ingigantite.

Per questo motivo, ancora una volta sottolineiamo l’importanza di guardare oltre la nebbia e focalizzarsi sui fondamentali e guardare alle opportunità per aggiungere rischio al portafoglio.

La reazione del mercato potrebbe offrire opportunità per incrementare le posizioni su asset class più rischiose una volta che la fase iniziale di alta volatilità sarà passata.

Guardandoci intorno, in molte parti del mondo necessitiamo ancora di riforme strutturali e di una risposta fiscale più appropriata al malessere attuale se vogliamo che le nostre economie crescano nella direzione giusta e che le nostre aziende producano una crescita sostenibile degli utili.
Parte di questo progresso prevede una risposta alle legittime preoccupazioni di coloro che finora non sono riusciti a trarre beneficio dalla globalizzazione, ma il populismo e la divisione politica non sono certamente lo strumento corretto per farlo.
A tal riguardo il risultato di oggi è difficilmente una buona notizia.
Crediamo, tuttavia, che gli effetti saranno marginali e la risposta iniziale del mercato creerà probabilmente opportunità per gli investitori pazienti e con sangue freddo.

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Ivan Goretti
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