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Ivan Goretti
Giovedi’ 17 Gennaio 2019
ECONOMIA SOSTENIBILE: dall’ essere virtuoso all’ essere necessario
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ECONOMIA SOSTENIBILE: dall’ essere virtuoso all’ essere necessario

Dall’ essere virtuoso all’ essere necessario

Fino a poco tempo fa l’impatto della sostenibilità sugli investitori e i mercati finanziari era scarsamente compreso e in gran parte trascurato e la maggior parte degli investitori lo considerava perlopiù un vezzo: inserire i criteri ESG (Environmental, social and governance) nel processo di costruzione del portafoglio non era considerata un priorità.

Col passare del tempo la situazione è cambiata. Gli esperti non hanno dubbi a riguardo: l’emergere di nuove ricerche sul tema ha cambiato le carte in tavola. Prendendo in analisi i risultati di oltre 2200 studi condotti a cavallo tra il 1970 ed il 2014 emerge come nel 90% dei casi vi sia stata una correlazione neutra o positiva tra le performance a livello corporate e la sostenibilità.

Tra i diversi player che sostengono gli ESG in un contesto di investimenti, svettano i PRI (Principi per l’Investimento Responsabile). I Principi per l’Investimento Responsabile, evidenziano la rilevanza finanziaria delle tematiche ambientali, sociali e di buon governo aziendale (ESG),  fornendo un quadro di riferimento per gli investitori al fine di contribuire allo sviluppo di un sistema finanziario più stabile e sostenibile. Un numero crescente di investitori istituzionali sta considerando i fattori ESG nelle proprie decisioni d’investimento al fine di ridurre i rischi, migliorare i rendimenti finanziari e soddisfare le aspettative dei propri beneficiari e clienti. Il numero di firmatari dei 6 principi del PRI è cresciuto verticalmente dal lancio dell’aprile 2006, si è passati infatti da 63 a circa 2000 aderenti, che rappresentano 80 trilioni di dollari di asset.

Il team sottolinea come la conferenza annuale organizzata dal PRI sia diventata una vera e propria istituzione nel calendario degli asset manager. Quest’anno l’evento ha avuto luogo a San Francisco dal 12 al 14 settembre e l’agenda è stata strutturata in modo da affrontare tutti i principali temi di interesse per gli “investitori sostenibili”: dal cambiamento climatico, alla diversità, passando per le barriere all’integrazione dei principi ESG. Uno dei temi affrontati riguarda le sfide che si incontrano nella transizione verso un’economia “low-carbon”.  

Un altro tema affrontato a San Francisco è la reperibilità e uniformità di dati sulle tematiche ESG: in  particolare emerge come vi sia una bassa correlazione tra i rating ESG  forniti da diversi provider. Ciò porta gli specialisti a sostenere che al momento non ci sia una visione univoca circa quel che è giusto e quel che è sbagliato in tema ESG, dunque una strategia basata su tali rating potrebbe rilevarsi fallace, costringendo gli asset manager a condurre le analisi su tali tematiche per conto proprio.

 

Gli esperti evidenziano l’attuale scenario globale, con le temperature salite di 2 gradi Fahrenheit dalla fine del XIX per via dei crescenti livelli di anidride carbonica. Ma quello che è un problema di enorme attualità e vitale importanza può rivelarsi anche come un’interessante opportunità per gli investitori.

 

Il cambiamento climatico è un rischio importante riconosciuto dagli scienziati di tutto il mondo. Secondo la NASA (Fonte: NASA, https://climate.nasa.gov/evidence/

, pubblicato il 13 settembre 2017), la temperatura mondiale media è aumentata di circa 2,0 gradi Fahrenheit (1,1 gradi Celsius) dalla fine del XIX secolo e questo cambiamento può essere attribuito principalmente alle attività umane che comportano elevati livelli di emissioni di anidride carbonica. Le conseguenze ambientali del riscaldamento globale avranno impatti significativi sull’umanità. Alla luce degli impatti ambientali – che sono sempre più manifesti – i rischi legati al cambiamento climatico non possono essere trascurati ulteriormente e lasciati unicamente nelle mani di attori non governativi.

È una sfida complessa che richiede la collaborazione di tutti: governo, società, aziende, investitori e asset manager.

Le prove, sempre più evidenti, dell’impatto legato al cambiamento climatico sull’ambiente e sull’’umanità hanno attirato l’attenzione dei media e la ventunesima conferenza sui cambiamenti climatici (COP21) ha messo in primo piano la transizione energetica globale. Per la prima volta, i governi di tutto il mondo hanno concordato di impegnarsi per prendere le misure necessarie per far sì che l’innalzamento della temperatura globale di questo secolo resti ben al di sotto dei 2 gradi Celsius.
In questo contesto, ci troviamo di fronte a un’opportunità di investimento unica e senza precedenti. Infatti, saranno necessari investimenti pari a 53.000 miliardi di dollari, entro il 2035, per rispettare il limite sopramenzionato dei 2°C, mentre per l’obiettivo climatico fissato dall’Unione Europea, che consiste in una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di almeno il 40% entro il 2030, saranno necessari oltre 1.000 miliardi di dollari l’anno.

L’attenzione ai rischi legati al cambiamento climatico è aumentata fino a diventare una priorità per gli investitori, sempre più preoccupati per il riscaldamento globale e le sue conseguenze, in particolare sulla sostenibilità dei propri investimenti.

Inoltre, negli ultimi anni, sono state sviluppate soluzioni tematiche innovative con l’obiettivo specifico di affrontare la questione relativa al finanziamento delle misure di contrasto al cambiamento climatico. Ciò è particolarmente evidente nella crescita delle masse in gestione legate alla transizione energetica. Ad esempio, a fine aprile 2018, il volume dei green bond (obbligazioni verdi) in essere ammontava a $ 339 miliardi a livello globale. La dimensione del mercato dei green bond è quadruplicata negli ultimi tre anni e prevediamo che questa tendenza continuerà nei prossimi anni.

Con l’obiettivo di fornire agli investitori la capacità di mobilitare ingenti capitali per finanziare la transizione verso un’economia verde nei paesi emergenti, questa strategia da $ 2 miliardi è stata progettata per stimolare simultaneamente domanda e offerta di finanziamenti “verdi”, “chiudere il cerchio” e promuovere i finanziamenti per il clima nei mercati emergenti.
Anche in campo azionario, sono disponibili diverse soluzioni tematiche per beneficiare delle opportunità di crescita nelle tecnologie “green”, attraverso investimenti in società che si occupano di efficienza energetica, energie alternative e tecnologie pulite o gestione dei rifiuti e delle risorse idriche.

Le conseguenze sul clima di alcuni investimenti non sono trascurabili. Detenere risorse comporta anche averne la responsabilità: gli investitori, che virtualmente possiedono tutte le risorse e gli attivi produttivi nel mondo, hanno il dovere di evitare di arrecare danni mentre ricercano il proprio guadagno. Il diritto di voto è quindi uno strumento utile per dare un contributo positivo alle aziende e sostenere risoluzioni favorevoli al clima. Per svolgere completamente il proprio ruolo di azionista, gli asset manager più impegnati mantengono un dialogo costante con i vari emittenti su temi ESG.

Inoltre, il coinvolgimento degli azionisti è ancor più efficace se condiviso. Per dare più peso alla tematica, gli asset manager non esitano a costruire alleanze di voto o a sostenere dichiarazioni collettive indirizzate a consigli di amministrazione di società sulle questioni relative al cambiamento climatico. Questo tipo di attivismo rappresenta una leva importante per prendere posizione sulle problematiche ESG e per cercare di ottenere da singole aziende il miglioramento delle proprie procedure in un determinato arco temporale.
In aggiunta alle soluzioni offerte dagli asset manager, infine, anche gli investitori possono contribuire a fermare il cambiamento climatico. Possono ricoprire un ruolo chiave incoraggiando le aziende ad affrontare i rischi attraverso politiche di engagement e rafforzare tali azioni attraverso il proprio sostegno ad iniziative collettive internazionali, quali la Decarbonisation Coalition, Montreal Carbon Pledge, IIGCC (Institutional investors group on climate change), CDP (Carbon Disclosure Project) o altre iniziative legate alla lotta contro il cambiamento climatico. 

 

 

 

    

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Ivan Goretti
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