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Ivan Goretti
Lunedì 9 Febbraio 2015
CASH E €URO
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CASH E €URO

Se il gennaio turbolento che si è appena chiuso è stato in qualche modo un’anticipazione di quello che ci può aspettare dal resto del 2015 bisogna chiedersi qual è la lezione di questi 31 giorni sui mercati.
La prima è che le occasioni non sono certo mancate, per chi ha avuto il fiuto e la tempestività di coglierle: dallo sbandamento dell’azionario dei primi giorni del mese, che poi si è rivelato una buona opportunità, all’attesa poi premiata dell’annuncio finalmente arrivato del QE da parte della Banca Centrale Europea, con tutto quello che ha comportato per il mercato dei cambi e l’azionario europeo, fino alla decisione a sorpresa della Svizzera di sganciare il franco dall’euro.


La seconda lezione è che per cogliere le occasioni serviva una risorsa preziosa, che oggi molti disprezzano non sempre a ragione: il cash. Quello che si sente dire e si legge in giro in questi tempi di deflazione e di tassi negativi è: state lontano dal cash, tenere cash è costoso, impiegate dove volete ma impiegate. Siamo proprio sicuri che questa ricetta sia quella giusta? Partiamo dalla premessa, tenere cash non va bene perché siamo in deflazione e tenere i soldi nei depositi non solo non rende niente, ma alla fine costa.
È vero, ma proprio perché siamo in deflazione il cash parcheggiato sicuramente non perde valore, anzi lo aumenta. Affermare che stare sul cash costa può essere valido in tempi di inflazione elevata, che il cash appunto se lo mangia, mentre altri asset si apprezzano.
Ma soprattutto, avere una quota consistente di cash nella propria asset allocation, in questi tempi di alta volatilità e di forte imprevedibilità (in quanti avevano previsto un crollo di oltre il 50% del prezzo del petrolio in meno di sei mesi?) consente di cogliere le occasioni quando si presentano, cosa impossibile se si è completamente investiti.


Se il paradigma di gennaio vale per il resto dell’anno vuol dire che abbiamo davanti per i prossimi 11 mesi più punti interrogativi che risposte. È sicuro che prima o poi la Fed alzerà i tassi, ma sul quando le idee sono abbastanza confuse. Il calo del prezzo del petrolio in prospettiva è benefico per le economie, ma quanto ci metterà a far sentire i suoi effetti? Probabilmente molto meno di quanto ci mette a far soffrire i conti dei grandi gruppi petroliferi, che però se sbandano molto in Borsa potrebbero diventare un’occasione.
L’euro sul dollaro va in una sola direzione, ma questo non esclude che prima o poi possa scattare qualche mini-rally di cui approfittare. Il 2015 sarà un anno elettorale in Europa, dopo la Grecia andranno a votare altri sette paesi, dall’Estonia alla Finlandia al Portogallo.
Ma tre elezioni sono importanti e potranno avere un impatto sui mercati: Gran Bretagna, Spagna e le amministrative in Francia.
Un ulteriore elemento di possibile volatilità e di occasioni da cogliere. A patto che ci sia il cash.

Non è per tutti, bisogna seguire i mercati molto da vicino, essere selettivi, competenti e possibilmente ben consigliati.
Ma il 2015 potrebbe essere un anno in cui divertirsi.


Perché la politica monetaria della BCE ci riguarda?


• Il Presidente della BCE Mario Draghi ha escluso categoricamente che l’aspetto della ripartizione del rischio sia un diversivo.

• A decorrere dal marzo 2015, €60 miliardi al mese fino al settembre 2016, per un totale appena superiore a €1.000 miliardi: impegno aperto nei confronti del QE direttamente connesso all’obiettivo di politica monetaria dell’istituto, ma senza un importo o un intervallo di tempo predefiniti.

• Solo titoli di Stato e titoli di istituzioni europee con rating investment grade. E la BCE continuerà ad acquistare.

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Ivan Goretti
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